Indica un intervallo di date:
  • Dal Al

Il domani selezionerà ciò che abbiamo incarnato, difeso e amato

E' online il primo numero di Noema, rivista digitale di filosofia dell'Università Statale di Milano curata da Carlo Sini e pubblicata in modalità open access. Nel saggio introduttivo, Il sapere comune, Sini si interroga sul futuro della pratica filosofica.

Le risposte sono impregnate di spunti. Invitano alla riflessione trasversale: ognuno le può applicare alla propria pratica quotidiana. Io per esempio posso rileggere il saggio e chiedermi: Come sarà il gironale del futuro? Come sarà fare il giornalista? Ma l'esperimento vale per l'insegnate, l'impiegato di banca, l'artigiano, il libraio… Per provare basta scegliere la propria domanda. E far emergere la risposta ripercorrendo la parte finale del saggio di Sini:  

Ogni cosa affronta quello che ho chiamato, tempo fa, “il lavoro della morte”. Ovvero gli esiti di una drastica selezione […]. Il domani selezionerà ciò che abbiamo incarnato, difeso e amato: solo nuovi sensi possono appunto salvarlo. La condizione è duplice: saranno nuovi solo se teniamo vivi, per quanto è possibile e fruttuoso, i vecchi sensi da trasformare; e poi se ci decidiamo serenamente a tramontare, lasciando alla morte il suo costante lavoro “produttivo”.
Il nostro tempo non chiede affatto una rinuncia. […]. Il presente chiede che il vivente continui a testimoniare la sua vita e le sue intenzioni, senza pretese, senza attese, senza rese. A ognuno la responsabilità della sua “parte”. E' la forza delle cose, non il nostro semplice gradimento, che si infutura e che infutura. Così le cose permangono, se permangono, divenendo. Non chiedono alla nostra volontà di trattenerle; chiedono, al contrario, un più di amore per trasformarsi come il destino le invia. E' la forza della filosofia che salverà la filosofia, come è la forza di Mozart che salverà Mozart, se li salverà.
Certo non saranno esattamente ciò che abbiamo amato in essi, ciò di cui ci siamo nutriti; ma è anche vero che si salveranno solo se noi e altri come noi avranno la capacità di trattenerli giusto il tempo necessario per lasciarli andare e per perderli. Sapere tutto questo è un aiuto per il nostro fare personale e pubblico, io credo; un ulteriore passo nel cammino dell’autobiografia: una figura dall’incerto futuro, che d’altronde dimostra, proprio in ciò, il suo essere pienamente “in vita”.