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Appunti dall’edificio U6

Appunti dall'edificio U6
Sono al convegno per il decennale della Bicocca. Appena posso lascerò qui i miei appunti. Inizio con una foto…

Aggiornamento del 16 giugno

Finalmente ho trovato il modo di trascrivere i miei appunti. Ecco una sintesi dell’intervento tenuto da Luigi Berlinguer in occasione del decennale della Bicocca. Da ministro dell’istruzione Berlinguer firmò il decreto che avviò il progetto Bicocca, nato da un distaccamento dell’Università Statale di Milano. Ho trovato il suo discorso ricco di spunti. Ecco i passaggi fondamentali.

Progettare il cambiamento
Progettare l’università moderna significa porsi il problema della sua “crescita tumultuosa”. Altrimenti l’aumento del numero degli iscritti è un’affermazione dei diritti “solo teorica”. Lo dimostrano i numeri del sistema universitario italiano pre-riforma:

1. Il 72% dei laureati non si laureava
2. Il 97% non era in corso
3. C’erano atenei, come la Statale di Milano, con 100mila studenti iscritti
4. Le lezioni si tenevano nel cinema
5. I ragazzi studiavano per le scale

Dov’era la comunità educante?

Errori di prospettiva
Tutto questo era considerato normale. Ma non lo è. Le università sono nate claustrali, non metropolitane (non a Milano, ma a Pavia; non a Venezia, ma a Padova). L’esplosione demografica ha cambiato la natura dell’università. Così, chi ha programmato la crescita ha conservato l’università. Chi ha aperto i cancelli l’ha snaturata.

In questo scenario, la mancanza di cambiamento svuota l’università.

Perché la riforma
A Parigi dalla Sorbona sono nati 17 atenei. In Italia, nonostante la legislazione lo permetta, sono pochi gli atenei che hanno cominciato a programmare una dislocazione, con il conseguente, inevitabile aumento delle proprie sedi. Da questo punto di vista lo sforzo milanese ha rappresentato una sfida all’immobilismo imperante.

A Milano i due atenei – madre, la Statale, e figlia, la Bicocca – hanno potuto decollare proprio grazie a questa collaborazione. Si è voluto cogliere il nuovo. L’esperienza ha lasciato almeno tre insegnamenti:

1. Programmare il decentramento significa programmare lo sviluppo: è la comunità educante che rifiuta la lezione nel cinematografo
2. Nella società dell’inclusione la quantità non è inversamente proporzionale alla qualità
3. La forza della collaborazione.

15012007003 Guardare avanti
C’è chi rimpiange l’università “di una volta”, dove la quantità era incompatibile con la qualità. Ma i cantori del bel tempo andato non hanno mai fatto la storia. Sono rimasti ai margini. Anche quando Gutenberg introdusse i caratteri mobili, rivoluzionando le tecniche di stampa, ci fu una rivolta sociale guidata dalla piccola imprenditoria: artigiani minacciati dal progresso difendevano la superiorità (qualitativa) dei codici miniati.

Ma se avessero vinto quelle resistenze, se oggi invece dei libri avessimo solo codici miniati, probabilmente quei codici sarebbero ammassati dentro a misere caverne.