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Intervento Milano, 9 maggio 2008 – appunti in aggiornamento

1. Comunicare con una web radio: l’inizio

Si definisce una linea editoriale.
La linea editoriale è una PROMESSA.
Permette agli utenti di decodificare il senso di quello che si farà, dirà, scriverà.
Se ne può discutere a lungo, può assumere le forme più diverse (iperlocalista o globale, tematica o generalista, ecc….).
Ma alla fine la linea editoriale deve essere ben identificabile. E non casuale.

Link:
Le
1o regole del Washington Post

2. Ordinare i contributi: la teoria

Poi bisogna decidere come ordinare i contributi.
Al centro c’è la web radio: intorno ci sono in contenuti (audio, testi, video, parole).
I contenuti vanno ordinati all’interno di una struttura, una griglia.
Anche questa griglia – per quanto articolata – è definita dalla promessa iniziale.
Quello che si fa deve rispettare la struttura della linea editoriale.

3. Ordinare i contributi: la pratica

La tecnologia permette di farlo facilmente.

Non bisogna comprare antenne, frequenze, rotative. Gli investimenti iniziali sono quasi nulli.
Si utilizzano software spesso gratuiti, strumenti disponibili online (YouTube, Flickr, MySpace, FaceBook, TypePad, Blogger, ecc.).
Tutto questo è un’opportunità. Nuova. Abilitante.

4. Generare senso

Ordinare è facile. Ma come si dà un senso al risultato finale?
Si ritorna all’inizio: solo una linea editoriale definita genera senso.
Generare senso significa: trovare nuove interpretazioni per vecchi contenuti.
La linea editoriale deve essere il più possibile fedele alla promessa iniziale fatta agli utenti.
La promessa deve essere mantenuta.
Perché chi ascolta dedica/investe il suo TEMPO per avere in cambio qualcosa.

5. Generare valore

I costi per ordinare i contenuti (e generare senso) sono bassi.
Ma questo non significa che sarà basso il valore offerto all’utente ("costo opportunità per utente") .
Anzi è vero il contrario. Si utilizzano tecnologie sviluppate da multinazionali per aderire ai bisogni di milioni di utenti. Ciò aggiunge valore. Lo integra. Lo aumenta.

6. Il tempo è valore

Bassi costi, alto valore.
Questo è un punto fondamentale.
Perchè chi ascolta – abbiamo detto – dedica/investe il suo TEMPO per avere in cambio qualcosa.
L’utente per vedere/leggere/ascoltare "dona" del tempo.
In radio il tempo investito coincide con il tempo di utilizzo.
Per il testo è diverso: posso leggere più veloce, saltare dei pezzi. Interrompere, riprendere poi.
Con la radio, invece: se ascolto la radio per x ore devo investire x ore del mio tempo.
E questo non è trascurabile, perché il tempo è VITA.

7. Il valore delle nicchie

La coda lunga.
Internet ha permesso di far valere la teoria della coda lunga anche alle radio.
La facilità di produrre a bassi costi genera una proliferazione dell’offerta.
C’è spazio anche per i contenuti di nicchia. Non solo per i più ascoltati.
Le nicchie possono generare interesse: anche parlando di realtà locali, impostazioni metropolitane.

Link:
Informazione locale, effetto globale: il blog sulla metropolitana di Londra di Annie Mole.
L’informazione locale online raggiunge un pubblico molto lontano (il primo in italia: l’Unione Sarda).

8. Farsi trovare. Attrarre.

Bisogna però puntare a diventare l’eccellenza della propria nicchia.
"Io sarò la migliore web radio del mondo che parla dell’Università di Urbino".
E’ la promessa. Da mantenere.
Poi bisogna farsi trovare e seguire dagli altri.
Comunicando in modo crossmediale.
Coltivando relazioni e facendo community.

Link:
Contenuti editoriali dirompenti
Due parole scritte nell’angolo delle opinioni del giornale degli studenti della Colorado State University fanno il giro del mondo. 

Modelli editoriali contaminanti
Current Tv (Al Gore) – il canale interattivo che manda in onda i video del pubblico
– La radio svizzera fatta con gli mp3 che arrivano via mail
– L’esperimento della Cnn: iReport, la redazione ordina i video inviati dagli utenti
Last.fm: non solo si ascolta ma si contribuisce.

9. Facoltà crossmediali

C’è una storia da raccontare.
Si racconta utilizzando più media.
Con l’aiuto del pubblico attivo.
Il modo di raccontare influenza il racconto (il risultato finale).
Genera senso.
Apre opportunità nuove.
Gli studenti universitari sono (più) crossmediali (del resto della popolazione).
Sanno usare i nuovi media. Li padroneggiano. Ne fanno un uso composito.

Link:
Alle origini del crossmediale (Pokemon, Grande fratello)

Corollario: le notizie raccontano la realtà. La realtà è crosmediale per definizione (indipendente dai media che la raccontano). Il racconto della realtà deve essere crossmediale.
Tesi: la crossmedialità c’è sempre stata.

10. Sistemi di comunicazione crossmediali

Il caso editoriale Nòva24.
Nòva24 è settimanale cartaceo (articoli, inchieste).
Nòva24 è trimestrale (articoli, inchieste, saggi).
Nòva24 è blog (testi, audio, video, conversazioni online, pubblico attivo)
Nòva24 è podcast (audio).
Nòva24 è OpenNòva (pubblico-autore).
Nòva24 è VitaNòva (concorso interattivo)
Nòva 24 è blog community (aggregatore contenuti, conversazioni online, pubblico attivo, social network).

11. Primo parallelo

An
che la web radio universitaria è un sistema crossmediale.
Utilizza: file audio (programmi, podcast).
Spesso utilizza: file video, testi, articoli, inchieste
Spesso ospita: blog, forum, conversazioni con il pubblico attivo
Può essere collegata: a giornali universitari cartacei.
Talvolta è inserita in web community (anche se sono rari i casi di community con forte senso di appartenenza).

12. Fare community

Nòva fa community: il caso Nòva100
L’autore al centro.
Poche  regole chiare e condivise.
Tecnologia che aggrega i contenuti.
Il segreto – Autori liberi con un bisogno condiviso: l’urgenza di innovare.

13. Secondo parallelo

Anche le web radio di UnyOnAir fanno parte di una community?
Il forum.
Un esperimento.
Di certo c’è l’origine comune.
Ci sono anche bisogni comuni?

14. Dibattito

***

15. Link

Manuale di giornalismo
Wikipedia
Internet non ucciderà i giornali, ma…

Andare in onda e scoprire se stessi