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Guardatevi in giro

Ieri LiberoMercato, l’inserto economico di Libero diretto da Oscar Giannino, ha pubblicato un’ampia intervista a Pier Luigi Celli, direttore generale della Luiss, in passato al vertice di grandi aziende come Omnitel, Olivetti, Rai e Unicredit.

Nell’articolo si parla di manager, formazione della classe dirigente, Rai, casta della politica. E, ovviamente, di università. L’intervista è da leggere tutta, ma qui vorrei soffermarmi su due passaggi di Celli. Il primo. Davanti alla domanda "Perchè nelle università d’impresa manca il tutoraggio successivo?", Celli ha risposto:

"Perchè richiede tempo. Il tempo è una variabile scarsa e nessuno ha molta voglia di sacrificarsi per gli altri. Così gli studenti sono lasciati da soli proprio nel passaggio dall’università al lavoro…"

La formazione eccellente ha bisogno delle persone e del loro tempo. Tempo offerto in dono, sacrificato per gli altri. Per tutti. Quella espressa da Celli mi sembra una prospettiva nuova e stimolante. Nell’epoca della conoscenza il vero maestro è colui che sacrifica per l’allievo migliore la cosa più cara e preziosa che ha: il suo tempo.   

Il secondo passo dell’intervista che riporto riguarda invece la scelta dell’Università e la formazione post laurea. Ecco il botta e risposta tra Celli e Tobia De Stefano, il giornalista che lo ha intervistato. 

Per concludere. Se lei avesse un figlio in età universitaria gli suggerirebbe di restare in Italia?
Celli: "Ce l’ho, ha 21 anni, fa ingegneria meccanica e credo sia orientato ad andare all’estero. E io gli dico prima di andare via guardati in giro e poi decidi… Lui ha fatto un mese di stage alla Brembo ed è tornato entusiasta…"
La maggioranza dei giovani, però, non ha questa possibilità?
Celli: "No, non credo… Ma credo che i giovani ormai abbiano capito che sia un dovere fare tutti gli sforzi possibili per andare all’estero".

In questo caso la risposta di Celli mi sembra meno convincente.  Non disconosco l’importanza di formarsi all’estero. Ne ho scritto anche qui. Ma l’idea che il direttore generale di una delle più importanti e prestigiose università italiane inviti  i giovani – soprattutto quelli che dopo essersi "guardati in giro" non hanno trovato valide opportunità – a "fare tutti gli sforzi per andare all’estero", non mi sembra un’idea vincente. 

Forse, oltre a evocare "il dovere di andare all’estero", il direttore della Luiss avrebbe potuto difendere il diritto per tutti i neo-laureati di accedere all’eccellenza dell’industria italiana. Magari con uno stage in Ferrari, Pininfarina, Luxottica, Bulgari, Finmeccanica.

Oppure, perchè no, alla Brembo.