Antonio Carlo Larizza -

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25/06/07

Udine città aperta

Oggi pomeriggio a Udine si parla di Città, infrastrutture, paesaggi e natura per l’Euroregione  (lunedì 25 giugno, ore 16, via Tomadini 30, Udine).  Al dibattito parteciperà anche Furio Honsell, rettore dell'Univeristà di Udine.

Udine si sta trasformando in un centro capace di accelerare sviluppo, idee e produzione di innovazione. Grazie soprattutto all'Università e al suo rettore, che ha saputo stringere un forte legame con il territorio. Ecco un esempio recente.

A febbraio, in occasione di InnovAction, ho intervistato Honsell. Mi ha parlato a lungo della sua idea di università come motore di sviluppo per il territorio; del sogno di trasformare ogni ricercatore in un imprenditore; della ricerca universitaria che non deve generare solo pubblicazioni scientifiche, ma anche brevetti, spinn off, innovazione, trasferimento tecnologico.

Mentre parlava, Honsell - genovese di nascita - raccontava con passione il Friuli e i friulani.  E ovviamente Udine, "città aperta all'incontro creativo". Nel seguito di questo post potete leggere il testo integrale dell'intervista.

TRASFERIMENTO TECNOLOGICO. PARLA FURIO HONSELL, RETTORE DELL'UNIVERSITA' DI UDINE

Un imprenditore per ogni ricercatore

"Didattica, ricerca e innovazione: così ho unito univeristà e impresa"

FURIO HONSELL
a colloquio con
ANTONIO CARLO LARIZZA

Honsell«Lei chiede se mi considero un innovatore? Le rispondo così: nel mio lavoro ho cercato sempre di cogliere lo spirito del tempo. Dirigendo l'Università di Udine ho fatto di tutto perché la città diventasse motore di sviluppo per il territorio. Da un sistema a due dimensioni, ricerca da una parte e didattica dall'altra, l'ho trasformata in un ecosistema tridimensionale: ricerca, didattica e innovazione. Oggi l'Università di Udine non produce solo pubblicazioni scientifiche ma anche brevetti, business plan e spin off».

Pronunciate da Furio Honsell, l'uomo che ha passato la vita indagando il limite più astratto del pensiero - i numeri -, il professore che ha studiato matematica alla Normale di Pisa, il ricercatore che ha prodotto più di 50 pubblicazioni scientifiche, parole così concrete suonano strane. «La matematica - risponde piccato quando gli si fa notare la contraddizione - mi ha insegnato un metodo rigoroso: io ho applicato questo metodo ai fatti. E i fatti sono cose concrete».
«L'obiettivo - continua Honsell - è fare di ogni nostro ricercatore un imprenditore. Per ottenere questo risultato, abbiamo percorso strade nuove. Così è nato il parco tecnologico scientifico, il centro sulle nano-tecnologie e quello sulle bio-tecnologie. E poi la fiera InnovAction: un luogo dove mostriamo come sia possibile dare valore economico alla ricerca accademica». Nella città della conoscenza le risorse più preziose, quelle da attrarre, sono «la fantasia e l'imprenditoria giovanile». E bisogna farlo «con il gusto del rischio, scommettendo sui migliori». I modelli matematici, a questo punto, servono a poco. Anzi. «Nella società della conoscenza più dell'innovazione contano gli innovatori».

Le città cambiano aspetto. L'Università diventa il centro, la piazza, l'anello di congiunzione. Lì, i giovani entrano in contatto con la tradizione del territorio. «Oggi siamo immersi in una rete di relazioni. Da questo punto di vista, il Friuli è un modello equilibrato e ordinato, una rete dove Udine rappresenta il nodo più importante. Grazie a questa rete, nella società della conoscenza si supera il concetto di distretti industriali. Questi permangono, ben integrati con il territorio, ma lontani dalla città. Il grande inurbamento, dove era difficile salvaguardare la qualità della vita, ha lasciato il posto a una rete di relazioni, locali e internazionali, che danno respiro - non solo in senso metaforico - alle città».
Le distanze fisiche possono aumentare proprio perché, ora, è possibile accorciarle in modo virtuale. In questa fitta rete di relazione la città, soprattutto quella universitaria con un gran flusso di giovani, diventa il nodo nevralgico che pulsa di conoscenze e idee.
Far parte di questa rete offre opportunità, ma espone anche alla concorrenza. Questi intrecci di relazioni tra persone e istituzioni sono molto competitivi: entrare a farne parte è difficile. Per rimanere fuori basta poco. Ma qual è il segreto per non perdersi? «Bisogna essere in grado di caratterizzare la propria presenza, utilizzando come punto di partenza da valorizzare le vocazioni del proprio territorio, che sono uniche e originali. Imitando quello che fanno gli altri, infatti, non si sarà mai competitivi. Si è destinati a fallire».

Non appena si chiede al rettore Honsell qualche esempio concreto di tentativo fallimentare, il matematico che è in lui si corregge e puntualizza: «Più che di fallimenti, parliamo di esempi da non imitare». Una distinzione sottile, educata, di chi sa che sta per affondare il coltello in una ferita. «Ricorda - chiede Honsell con tono pungente - il tentativo di far nascere un Mit italiano a Genova? Bene, mi pare che per ora quell'esperienza non abbia prodotto nulla. E c'era da aspettarselo. L'innovazione non si trapianta. È sbagliato pensare che esista una scorciatoia per creare un successo mondiale come il Mit, importandolo per imitazione. Senza contare che il modello americano, che non crea eccellenze ma le compra in tutto il mondo, da noi non può funzionare». Nella rete si entra con successo solo in quanto portatrici di una storia. «Solo in questo modo il sistema ti accoglie. Da questo punto di vista, Udine ha sempre avuto una forte propensione all'innovazione: nel nostro territorio sono nate le centrali idroelettriche che, per prime, hanno illuminato piazza San Marco a Venezia. E ancora in questa terra sono cresciuti inventori, si sono sviluppate competenze nei settori del tessile, della falegnameria, della siderurgia. Ovunque, il friulano viene descritto come una persona seria, coscienziosa, determinata. L'immigrazione friulana nel mondo non è un'immigrazione povera, ma un'immigrazione fatta di competenze e saperi». Ma per valorizzare la tradizione servono soldi. E un governo illuminato. E anche in questo caso il Friuli sembra avere quel che serve. «La legge regionale sull'innovazione è stata ed è tutt'oggi uno strumento importante, che ci permette di destinare risorse alle idee e ai progetti più promettenti. Nel tempo abbiamo creato un vero e proprio incubatore di impresa, contribuendo a far nascere gli innovatori dal basso».

In questo scenario ridisegnato, dove più che i distretti contano le persone, Udine può allora competere con città come Milano o, per esempio, Trieste? «Sono tre città molto diverse. Milano, in particolare, è una delle principali città europee, un hub internazionale ricco di opportunità. Trieste sta cercando di nuovo di affacciarsi all'oriente, come mostra lo sviluppo impresso al suo porto. E Udine, del resto, non è solo un centro universitario. Sono città estremamente diverse. La vera sfida non è contrapporle, ma riuscire a mettere in contatto le reti di conoscenze che fanno riferimento a queste diverse città. Insieme, possono offrire molto più di una semplice somma algebrica».

Più parla, più il matematico Honsell diventa concreto e pragmatico. Senza perdere, però, la visione globale. Il richiamo alla parte come elemento del tutto emerge, con forza, quando il rettore elenca le piattaforme abilitanti che una città si deve dare per attrarre eccellenze. Ecco cosa significa, per lui, dirigere l'Università cercando di cogliere lo spirito del tempo. Dietro le sue parole non ci sono numeri, statistiche, bilanci. Ma una lucida interpretazione del concetto di contesto urbano.
«Una città, per emergere, deve essere vivibile. Non bastano le università, i parchi scientifici, i quartieri fieristici. La città che vuole diventare nodo nevralgico della società della conoscenza deve essere un luogo di incontro: non può morire la sera. Soprattutto in un mondo che richiede competenze multidisciplinari che si realizzano solo attraverso lo scambio continuo. In città devono esserci teatri, festival, cultura. I distretti industriali, certo, non devono mancare. Ma possono stare fuori, lontano dal centro. Che deve diventare il luogo aperto all'incontro creativo».

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